Gustav Klimt

Ecco qui…cominciamo con uno dei miei artisti preferiti, Gustav Klimt, che ha partecipato alla fine del secolo scorso al periodo della Secessione, occupandosi di decorare palazzi e non solo …a Roma abbiamo Le tre età di una donna

    

alla Galleria di Arte Moderna a Parioli; una volta sono andato li per vederla…ma la mia proverbiale sfiga, ha fatto si che il dipinto fosse stato tolto dall’esposizione per il rifacimento della sala :(…che dire, nato con la camicia. Sicuramente le opere più belle di Klimt sono comunque contenute nel palazzo della Secessione (appunto) a Vienna. Quelle che preferisco sono Giuditta e Oloferne

    

alla Galleria di Arte Moderna a Parioli; una volta sono andato li per vederla…ma la mia proverbiale sfiga, ha fatto si che il dipinto fosse stato tolto dall’esposizione per il rifacimento della sala :(…che dire, nato con la camicia. Sicuramente le opere più belle di Klimt sono comunque contenute nel palazzo della Secessione (appunto) a Vienna. Quelle che preferisco sono  Salomè salomé

 alla Galleria di Arte Moderna a Parioli; una volta sono andato li per vederla…ma la mia proverbiale sfiga, ha fatto si che il dipinto fosse stato tolto dall’esposizione per il rifacimento della sala :(…che dire, nato con la camicia. Sicuramente le opere più belle di Klimt sono comunque contenute nel palazzo della Secessione (appunto) a Vienna. Quelle che preferisco sono   alla Galleria di Arte Moderna a Parioli; una volta sono andato li per vederla…ma la mia proverbiale sfiga, ha fatto si che il dipinto fosse stato tolto dall’esposizione per il rifacimento della sala :(…che dire, nato con la camicia. Sicuramente le opere più belle di Klimt sono comunque contenute nel palazzo della Secessione (appunto) a Vienna. Quelle che preferisco sono    

Il bacio

 

 L’abbraccio

 

 e La Danae

Si dice che Klimt avesse un culto della donna tutto suo…i suoi studi dimostrano che passione aveva per la figura femminile, anche negli atteggiamenti più intimi. E’ stato aspramente criticato dai critici dell’epoca, quando il manifesto Nuda Veritas rappresentava una donna, rossa di capelli, completamente nuda. Il rosso è sempre stato considerato come il colore del peccato, ed è una costante nei quadri di Klimt (vedi anche Danae). Quello che di lui mi attira è la ricchezza nelle decorazioni in oro, che rende il quadro luminosissimo, quasi irreale…questà luminosa irrealtà spesso cozza invece con scene molto reali (Salomè ha nascosto in un velo che regge con una mano, la testa mozzata di Giovanni Battista) o addiritturà paurose (nel fregio di palazzo Stoclet Le forze ostili o l’immagine della morte in
La Speranza I
 
La Speranza I

    

Alla prossima passione artistica allora… :)  

3 Risposte to “Gustav Klimt”

  1. nytocs.be Dice:

    hello !

    great blog !

  2. Max Dice:

    Thank you so much Nytocs.be, and welcome in my blog…it’s wonderful to see that there is someone on the net who wants to speak and to hear about art, literature, and things like this; lot of people told me that my blog is quite “heavy” in subjects. This is the right revenge. Welcome!!!!

  3. vilma torselli Dice:

    La figura femminile è nell’arte di Gustav Klimt un tema ricorrente che ha i caratteri iconografici di una giovane donna sensuale, espressione di un’idea del femminile misteriosa e fatale, dal corpo morbido definito dalla tipica linea sinuosa ed elegante di matrice liberty, dove la stilizzazione formale si accompagna ad un erotismo seducente velato di malinconia.
    E’ dei recenti anni ’80 la catalogazione di migliaia di disegni di Klimt di cui si ignorava l’esistenza perché dispersi in numerose collezioni private, dedicati allo studio ed alla rappresentazione del corpo femminile in mille pose differenti, nudi sorpresi nella mollezza del sonno o dell’abbandono, in pose audaci, intime, spesso bollate di sospetta pornografia dal perbenismo ipocrita della società contemporanea.
    Scrive di lui Carl E. Schorske : “Spingendo la propria indagine in seno all’erotismo, il pittore bandì il senso moralistico del peccato che aveva oppresso l’austera generazione dei padri …… “
    Le opere di Klimt documentano così il passaggio dall’accademismo ottocentesco al nuovo stile espressionista-simbolista dei secessionisti viennesi, dal nudo casto e composto del classicismo al nudo sensuale ed esplicito nel quale l’artista stempera il suo raffinato rigore stilistico in un groviglio di tratti avvolgenti e sinuosi di impetuosa immediatezza espressiva, in un linguaggio di grande vivacità e disinvoltura, apertamente e sfrontatamente sensuale, che con estrema spontaneità delinea il carisma mitico dell’eterno femminino.
    Molto significativo un ritratto di donna conservato nella galleria Ricci Oddi, che raggruppa la collezione del piacentino Giuseppe Ricci Oddi, purtroppo trafugato e mai più ritrovato, è un delicato olio su tela eseguito negli ultimi anni di vita dell’artista e denuncia una rapida evoluzione dal ricercato preziosismo del periodo d’oro ad un tratto più frettoloso e sommario di inquietudine espressionista e di impronta quasi fauve.
    Placato nella maturità l’impeto dell’eros e della passione, Klimt scopre una donna non più passiva nel suo immaginario erotico, ma protagonista sicura e consapevole di un mondo che guarda dritto negli occhi senza esitazioni.
    Giocato sulla sottile tensione tra naturalismo e astrazione decorativa, il ritratto propone una figura di donna idealizzata, affacciata su una realtà interiore quietamente onirica, lo sguardo obliquo chiaro e quasi deridente, la veste graziosamente scomposta, investita dalla luce abbagliante che disperde e scompiglia i colori e le forme del tessuto decorato: è il ritratto di una donna disinvoltamente elegante, non formale, di nobile portamento eppure morbidamente sciolta nella posa, di grande modernità.
    Il volto dall’incarnato chiaro e luminoso, la sagoma dai contorni rapidamente schizzati risaltano sullo sfondo di un verde vivace tono su tono, movimentato da sprazzi di luce azzurrognola.
    A distanza di dieci anni, è molto lontana la composta ieraticità de “Il bacio”, la precisione da miniaturista che lì definisce i sontuosi motivi ornamentali delle vesti, la preziosità di un insieme rischiarato dai bagliori dell’oro che blocca entro una rete geometrica minuziosa e controllata il movimento delle figure: a metà tra ‘femme fatale’ e ‘femme fragile’, questa donna di Klimt esce finalmente dalla gabbia dorata di un mondo perfetto e scende tra noi, liberata la sua sessualità dalle costrizioni di un moralismo tanto ipocrita quanto irreale.
    http://guide.supereva.com/arte_moderna/interventi/2006/02/245886.shtml

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