Ricordo triste – 15 anni

Voglio misurarmi con un’esperienza ormai di ben 15 anni fa…ero una persona completamente diversa, che non aveva capito molte cose di se stesso e del suo modo (forse insano) di rapportarsi agli altri. Ero un ambiguo ragazzino al secondo anno delle superiori ed ero segretamente innamorato del mio vicino di banco…

Voglio darvi una descrizione per farvi capire il tipo…immaginate un ragazzo alto circa 1 metro e settantacinque centimetri, castano scuro di capelli, sempre pettinati perfettamente, occhi non troppo grandi, ma di taglio similorientale, il corpo sodo di un nuotatore sin da bambino. La sua perfezione mi distruggeva giorno per giorno, del resto io non ero altro che un ragazzo alto ma grassoccio, con degli splendidi occhi verdi, i capelli crespi come quelli di Mafalda (seppur lisci) e stavo iniziando a cospargermi di una peluria nera che presto avrebbe invaso totalmente il mio corpo, già di per se non così splendido.Il primo anno ci eravamo seduti vicini e lui aveva passato il tempo sfruttandomi perchè io ero bravissimo in inglese e francese, dove lui era assolutamente una capra (devo dire che anche nelle altre materie non era particolarmente brillante, del resto la prima cotta si ha la maggior parte delle volte di qualcuno di bellissimo ma con poco spessore). La sua vicinanza, sin dal primo giorno mi diede sempre delle vibrazioni molto particolari. Io ero un ragazzo ipersensibile e allo stesso tempo iperesuberante e questo lo spaventava molto. Comunque, visto che gli facevo comodo almeno per questo periodo siamo rimasti abbastanza uniti, a volte ci capitava di uscire insieme, ma man mano che passava il tempo probabilmente lui stava capendo che in me c’era qualcosa di strano, dei moti di attrazione molto diversi da una semplice amicizia. Proprio durante il secondo anno alle superiori eravamo ormai prossimi alla Pasqua. La solita settimana di vacanze si stava avvicinando, ed io con infinito candore chiesi a L. :”Cosa pensi di fare il giorno di Pasquetta?” La sua risposta fu:”Sai devo andare a trovare mia nonna al paese con miei, due palle…non mi andrebbe ma devo farlo, quindi partirò .”

Con un po’ di amaro in bocca accettai la cosa di buon grado, ma avevo una voglia tremenda di andare al Luna Park dell’Eur durante quella giornata. Sentii così un caro amico di famiglia, figlio della migliore amica di mia madre e mi organizzai per andare il giorno di Pasquetta. Arrivati a destinazione e iniziammo il nostro giro…premetto che io non riesco molto ad andare sulle giostre perchè soffro di stomaco…la mia voglia era semplicemente quella di fare un bagno di folla e di scrutare tra gli altri quanti fossero come me, diversi e inconsapevoli. Passati davanti alla casa dell’orrore (quella sulla sinistra, che si trova subito dopo il mostro di Lochness), io e M. ci guardammo e gli dissi: “Ti va di entrare in sala giochi?” E lui annuì.

Ed ecco il cuore del mio ricordo triste. E’ ancora terribilmente vivido nella mia mente, esattamente come la scena di un film che hai amato o odiato. Avevo appena varcato l’ingresso ed ero confuso dalle mille voci degli altri ragazzi, e dai suoni dei giochi elettronici che ti si infilavano violentemente nel cervello senza chiedere il permesso. Misi a fuoco il mio sguardo perchè in lontananza vidi una persona dalle fattezze familiari, lacoste rosa, giacchetto jeans, capelli scuri, occhio trasognato, vicino ad una persona con cui stava parlando…riconosco L., e in me un fremito a metà tra il dolore, la rabbia e la voglia di piangere mi sale dai piedi e si annida tra la mente e gli occhi, senza dare sfogo. Mi avvicinai lentamente e senza fare nessun rumore, lui non mi aveva visto. Quando ero ormai ad un palmo gli poggiai una mano su un braccio e con un espressione sospesa tra questo mondo e l’infinito gli dissi: “Luca…”. Il suo sguardo è stato più eloquente di mille parole… mi diceva chiaramente ti ho mentito, mi sento una merda per questo, ma ormai l’ho fatto. Quella fu stata l’unica parola che sono riuscito a proferire. Lo stesso fremito è rimasto in me per tutto il giorno, fino al mio rientro a casa; ero vuoto, come un sacco della spazzatura lasciato al lato di un cassonetto e calpestato e rimestato da cani randagi. Da quel momento è cominciata una crociata contro me stesso che è durata fino ai diciannove anni, fatta di negazione del mio essere omosessuale, di vergogna per quello che ero, ma anche di infinita solitudine…mi sembrava che da quel momento in poi tutti si sarebbero comportati come L. e nessun uomo a questo mondo sarebbe stato in grado di amarmi per quello che ero…un uomo che amava (e che ama) gli uomini.

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4 pensieri su “Ricordo triste – 15 anni

  1. Ricordo triste, ma fra ragazzini è facilissimo farsi del male. Inoltre sei sicuro che il suo problema nei tuoi confronti fosse la tua omosessualità? Magari semplicemente non gli stavi troppo simpatico…in ogni caso il tempo per fortuna ti ha insegnato che qualcuno che ti ami per quello che sei…esiste!

  2. Luca

    Non sono Luca del racconto però ho 16 anni e devo dire che come te sento da molti anni di essere gay, ma per adesso mi sono oppresso, nessuno lo sà apparte me e voi che lo state leggendo, è dalla seconda media che mi sento attratto fortemente dai ragazzi, poi ho il tuo stesso fisico + o – all’epoca del tuo ricordo e anche a me piacciono i tuoi stessi tipi, però non biondi, mori ma non faccio preferenze. Tu come hai fatto ad uscirne, un mio compagno di classe mi piace dal primo superiore, però, invece di amarlo o non me lo filo o ci litigo per paura della reazione che può fare lui sapedo che lo tengo d’occhio da 3 anni!

  3. tesoro mio grandissimo, ti prego, mandami una mail in privato, vorrei capire in che città ti trovi e darti dei consigli ottimi per un coming out felice e sereno…per quello che riguarda il tuo compagno io ricordo che lasciai perdere pienamente…avevo troppa paura dei miei compagni di classe, e anche di me stesso. L’indirizzo mail sul blog dovrebbe esserci…ti prego mandami una mail, non è il mio blog il posto giusto per parlare di te…coraggio, ce la si fa!!!!

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