Ricordo Triste – 19 anni

Avevo appena cominciato l’università…

Avevo deciso di approfondire i miei studi di lingua e letteratura inglese, amata sin da bambino; per la seconda lingua invece decisi di rimanere fedele a quanto studiato fino alla maturità, optai quindi per il francese. Ancora ricordo perfettamente il primo giorno di lezione, quando entrai vidi una montagna di sesso femminile ammassato ai primi banchi con quadernoni pronti per gli appunti…discosto lo sguardo e vedo un ragazzo (se così si può definire) di cui non ricordo assolutamente il nome, che mi ricorda un po’ puffo quattrocchi…mamma mia per carità…poi la mia vista si sofferma sul bianco accecante del sole che cade su un maglione (altrettanto bianco) di lana pesante a collo alto…al di sopra c’era un ragazzo molto alto e molto magro, capelli lunghi e ricci fino a circa le spalle di un bel castano; il viso e cosparso di una barba abbastanza grossa che si ispessiva sulle basette. Ricordo molto bene anche i suoi occhi, estremamente profondi e marroni, lo sguardo da mascalzone gitano…avevo trovato Fabio, il bello e dannato che mi ha fatto dannare la vita per ben tre anni…presto capirete.

All’università grazie all’infinita noia provocata dalle lezioni ultrasoporifere su L’art poetique di Boileau (pronunciarlo mi sembra l’annuncio di una vomitata) avevamo creato un gruppo, conobbi anche molte delle mie migliori amiche di oggi, cominciammo ad organizzarci per stare insieme e vederci al di fuori dell’università, eravamo circa quindici persone, e tra questi chi c’era…fortunatamente (per me) anche Fabio. Iniziammo a frequentarci più spesso, e la sua simpatia mi travolgeva…immaginate il classico gemelli molto esibizionista, dalla risata fragorosa, una stranissima erre moscia, eternamente con la chitarra in mano pronto a spararti qualsiasi cosa di rock (e non) ti venisse in mente (in questo non andavamo d’accordo, io ero Madonna-dipendente già da dieci anni). Lui mi parlava spesso di una ragazza Roberta (oggetto del mio odio e del mio pudore di quell’epoca), ma io ero veramente innamorato cotto; oggi mi domando ancora come abbia fatto a superare il dolore di quel periodo…ma andiamo avanti…

Dopo l’ennesimo incontro lui mi chiese se il weekend successivo avessi potuto dormire da lui, in modo che la mattina l’avremmo trascorsa a correre assieme a Villa Ada (abitava in una via sperduta dietro Pietralata). Non potete immaginare il mio cervello e i suoi viaggi in quel momento…io e lui da soli per il weekend…che cosa bellissima, non mi sembrava vero potesse succedere a me. Premetto che lui non sapeva nulla di me, perchè ho cercato di simulare (ed è una cosa che non mi riesce tuttora per niente bene) il più possibile. Arrivò il fatidico venerdì, mentre ero da lui, scherzammo un po’ assieme, mangiammo qualcosa di rimediatissimo…e poi dopo aver scherzato anche con i suoi coinquilini, decidemmo di metterci al letto. Sembravo un bambino davanti ad un dolce.

Mi misi subito sotto le coperte, spalancai poi  il mio sguardo avido verso di lui che si spogliava, dopo essersi fatto la doccia. Dopo aver cercato un paio di slip nel cassetto; li indossò con l’accappatoio addosso, girato di dietro per coprire le sue nudità; tolse dunque l’accappatoio e sentii un brivido nel vedere che un pezzetto di slip era leggermente sceso, mostrando un brandello del suo piccolo sedere. Si infilò sotto le coperte, lottiammo un po’ come due bravi amici maschi fanno per dimostrare quanto lo sono, io gli montai sopra reggendogli le braccia…e lui mi disse:”No dai, fermo”, non potete immaginare quanto ci è mancato che mi chinassi per baciarlo… Dopo aver ubbidito docilmente, mi spostai da un lato e mi accovacciai vicino a lui. Quasi senza rendermene conto ci abbracciamo (senza che lui dicesse nulla); toccai il culmine della felicità e dalle mie labbra fuoriuscirono queste parole (che difficilmente dimenticherò): “Quanto vorrei fosse possibile si fermasse il tempo”.

Restammo abbracciati e, nonostante io avessi uno stato di eccitazione che avrebbe portato ad una sicura ebollizione non ero immobilizzato, perchè sul lato destro del letto campeggiava il ritratto di quella stronza della sua donna, con le mani tra i capelli lunghi raccolti. Poco trucco, aria innocente e lo sguardo rivolto verso di noi…li il mondo è venuto giù e io non ho fatto in tempo a spostarmi…non sono riuscito ad andare oltre e rimasi pietrificato fino a che non mi trovai fuori da quella casa. Quando questo è successo ho passato altrettanti giorni (dal momento in cui Fabio mi ha lasciato alla fermata dell’autobus) sciolto in un pianto dirotto durato tre anni…tre anni in cui ho cercato di fargli capire che se solo avesse voluto avrei perso la vita per lui. Oggi non so più che fine abbia fatto e sinceramente non mi importa…ci siamo persi di vista lentamente e dolorosamente, come quando un iniezione di veleno viene spinta pian piano in vena.

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4 pensieri su “Ricordo Triste – 19 anni

  1. Francesca

    Oh! Beh! Che ‘sta botta de tristezza, oggi che c’è il sole e pe un soggetto del genere?

    Non saltelli per l’uscita di Harry Potter? Vai subito a leggerlo che almeno fai pensieri più degni 😉

    Baci

  2. Grazie Fra…era solo da molto che volevo portare a galla quei ricordi…e l’ho fatto, ma non ho nessun dolore in corpo…a proposito, per quello che riguarda Harry Potter…l’ho già letto in inglese…ora lo ha iniziato Marco, ma lo rileggerò assai volentieri. Un bacio

  3. Francesca

    PS: Non so se appicco il commento nel posto giusto, ma è molto più bello il blog con qs ‘sfondo’ – cmq permettimi ma Marco ti batte 😉

  4. Grazie per lo sfondo…mi batte in che senso, a livello di qualità di scrittura…ne sono certo…potrei usare tutti i linguaggi più forbiti e complicati o più semplici e scorrevoli, ma non c’è nulla da fare…il suo modo “naturale” di scrivere sarà sempre migliore del mio!!! 😦

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