Quando il troppo stroppia…

Ho scritto una lettera a repubblica circa la situazione lavorativa italiana. Penso che non la leggeranno nemmeno, ma sentivo di doverlo fare e l’ho fatto. Qui sotto vi incollo il testo

Buongiorno,

ho deciso dopo tanto tempo di scrivere una lettera alla vostra redazione per esprimere il mio sdegno assoluto nei

confronti della situazione lavorativa italiana.

 

Sono un uomo di quasi 31 anni, che è nel mondo del lavoro a partire dal 1998. Ho una laurea in lingue straniere,

parlo due lingue e direi che ormai posso identificarmi come un lavoratore di tipo qualificato. Ho maturato parecchia

esperienza, e ho lettere di referenze di alcuni dei miei precedenti datori di lavoro e un prestigioso attestato di conoscenza

linguistica.

 

Nonostante le mie infinite qualifiche, mi ritrovo alla mia età (che si sta avvicinando sempre di più ad una età scansata dalle

aziende italiane per le assunzioni) con un pugno di mosche. Giro da un contratto interinale ad un altro, senza riuscire a trovare un impiego

stabile. Le aziende italiane giocano molto con le assunzioni interinali/temporanee/a progetto, ti chiedono un impegno enorme,

sfruttandoti fino a che ne hanno bisogno e poi ti scaricano come se non avessi fatto totalmente nulla fino a quel momento; a me

è successo in una società internazionale dell’automotive che mi ha assunto come sostituzione di maternità; sono rimasto in quel

posto per un anno e mezzo. Al rientro della mamma, mi hanno buttato fuori senza pensarci due volte, nonostante avessi ricevuto dei

premi aziendali e attestati di stima da parte di clienti molto importanti.

 

Ultimamente i media trasmettono sempre lo stesso messaggio; l’italiano è mammone e resta molto spesso nel “nido” materno

fino a tarda età. Ora la mia lettera vuole difendere noi “giovani”, noi trentenni, che non restiamo con mamma perchè ci fa piacere starci

(apro una parentesi dicendo che io, nonostante alterne vicende di lavoro sono andato a convivere nel 2002), ma solo ed esclusivamente

perchè è veramente DIFFICILE separarsi dal contesto famigliare con dei contratti che non ti permettono un affitto, un mutuo, un prestito, una

macchina, in generale una vita decorosa.

 

Vorrei avere un riscontro su cosa si sta facendo per fronteggiare questa situazione di disagio assoluto che ci lega indissolubilmente

alla nostra famiglia di origine (pur abitando da solo, se non avessi avuto, in certe situazioni, l’aiuto dei miei genitori, forse a quest’ora

non avrei nemmeno quel poco che ho, ottenuto con il mio sudore e quello della mia metà).

 

Pregherei dunque, i media e i giornali di lottare per le cause giuste di noi giovani,  dando importanza alle problematiche del lavoro

e non di darci contro,

quando siamo noi le prime vittime di un sistema lavorativo che favorisce solamente le aziende

e mai le singole persone che lottano giornalmente solo per arrivare alla fine del mese non con il conto in rosso.

Se c’è da ridurre la pressione fiscale sulle aziende per incentivare le assunzioni, il governo dovrebbe muoversi in fretta per attuare

un progetto che favorirebbe il benessere dell’economia in ogni senso.

 

Mi sto accorgendo tra l’altro che i politici sono tutti uguali. Sia a destra che a sinistra, alla fine, non si fa nulla per migliorare il precariato

e lo sfruttamento a cui noi giovani siamo usi ogni giorno. Molta gente dice che una volta si stava peggio. Io non sono d’accordo, almeno

i miei genitori, nonostante abbiano sempre lavorato duramente durante la loro vita, ebbero la possibilità di avere CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO,

che gli hanno permesso un’esistenza quanto meno decente. E per noi cosa c’è adesso?

 

Gradirei che questa lettera venisse pubblicata, e se possibile gradirei sapere in che data.

 

 

Vi ringrazio per l’attenzione che mi presterete.

 

Cordiali saluti

Massimiliano M.

Ps: gradirei rimanere in anonimo.

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2 pensieri su “Quando il troppo stroppia…

  1. Se leggi la risposta di Delia e il suo seguito ti accorgerai di si, e hanno pubblicato il mio articolo…non so se Marco lo abbia scansionato in modo migliore, ma appena ce l’ho te lo giro.
    🙂

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