Atmosfere d’oriente

Questo post è un mio primo esperimento di flusso di sensazioni, cercherò di tradurre infatti cosa mi sta trasmettendo a livello di immagini una splendida musica estratta da Buddha Bar 5.

…tamburi orientali, flauti e voci di cori tzigani, mischiati  con un ritmo veramente incalzante…ora è iniziata una chitarra gitana, chiudo gli occhi e mi vedo in un mercato di Nuova Delhi, con la pelle scura e un cerchio rosso tra le sopracciglia… sono una donna indiana vestita in un tipico sari d’orato e arancio. Una serie di odori molto forti mi arrivano al naso e mi inebriano, metto a fuoco e riesco a capire che sono in un mercato. Davanti a me sono adagiati molti cesti di vimini (sembrano copricapo nipponici rivoltati) e contengono le più diverse specie di spezie…cumino, finocchio, cannella, semi di senape, creano la loro personale armonia nel mio naso che si bea di questa mistura forte, penetrante ma gradevole e mai esagerata…non sono io a doverli acquistare, ma li vendo. Mi si avvicina un tizio alto ed elegante, ma con lo sguardo triste e profondo; sta per chiedermi qualcosa ma gli leggo negli occhi il suo bisogno taciuto e le mie splendide mani coperte di Henna nero distribuito a foglie si muovono con la delicatezza e la maestria di un violinista e vado a pescare da ogni cestino piccole quantità di spezie che mischio assieme ad un po’ di acqua in un’ampolla…agito il tutto e lo porgo al viandante che paga educatamente e non rompe quell’equilibrio fatto di silenzi…i suoi occhi tristi per un solo istante si illuminano in un sorriso di gratitudine e poi se ne va…la musica è finita e mi ritrovo in camera da letto a scrivere questo fiume in piena.

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3 pensieri su “Atmosfere d’oriente

  1. valentina

    Tu…. cacciatore
    io…. preda
    ai lembi dell’infinito

    immobili
    notti strappate alle tenebre
    brividi rubati agli abissi.

    Ed e’ passione
    tornita
    scomposta

    di morte e d’amore
    lenta
    pulsante

    che diventa dolore
    un sogno che divora la mente

    in penombra attecchisce il mio cuore
    in quell’attesa che scende sui fianchi
    spalancando la voglia e l’oblio.

    Ed e’ il tempo che allunga le ore
    quando il rumore del niente volteggia e ricade
    inciampando in ferite rosso fuoco.

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