Parte di qualcosa che non amo…

Questa sera mi sento un po’ Carry Bradshaw…sono nel letto di casa mia, davanti ad un portatile e cerco di mettere giù due pensieri su come sto oggi…si certo, la bella Carry lo faceva per lavoro (scrivere su una rubrica direttamente da casa propria…chi non vorrebbe farlo?), doveva parlare di sesso per lavoro, nella sua rubrica rosa.

Le mie riflessioni di oggi hanno un respiro un po’ più ampio, sono certamente meno frivole rispetto ad una semplice disquisizione, anzi so che molti di voi le reputeranno pesanti e forse mal esposte. Ma è un rischio che voglio correre, magari la creazione di questo scritto metterà una maggiore chiarezza anche nella mia mente, che in questo momento è assai confusa. Oggi si parla spessissimo di eutanasia, l’idea di una morte assistita per chi soffre molto, per chi è malato ad un livello ormai non più guaribile. Chiaramente il dubbio è forte tra la vita e una morte dolce, che pone solo fine ad infinite sofferenze. Le persone che la cercano, in qualche modo, non riescono a vivere più in modo decente la propria esistenza, quindi optano per la morte. Ora la mia idea di questa sera è spinta da un dubbio? Quanti di voi sono realmente soddisfatti della vita che conducono? Quanti sono felici al cento per cento di come hanno vissuto fino a questo momento e hanno una reale percezione che le cose miglioreranno? Io purtroppo non mi sento soddisfatto, cioè mi spiego: lo sono per il rapporto con Marco che da luce ogni giorno ad un’esistenza che in solitaria sarebbe decisamente più triste. Il mondo del lavoro è una lama tagliente che ti affonda ogni giorno nella carne viva, senza pietà…più cerchi di liberarti da questa morsa, più la lama entra in te, senza requie…questo aspetto così invasivo della vita di molti (e anche della mia) ogni giorno fa crescere una ruga in più sul nostro volto, un capello bianco che cresce dopo una preoccupazione che  dall’esterno può sembrare una banalità, ma vissuta sulla propria pelle procura angoscia e pena. Ora la mia domanda è questa, c’è una alternativa alla morte per tirarsi fuori da qualche cosa che non si ama? Sento la mia vita a metà. Non c’è alcuna soddisfazione nelle cose che faccio (con diligenza) al lavoro. Vorrei dedicarmi a cose diverse, come lo scrivere, la fotografia, la traduzione di testi letterari (in fondo è per colpa del lavoro di merda che ho dovuto posticipare un corso su questo argomento, che posso ottenere solo con l’aiuto economico di mia madre e mia sorella). Mi hanno fatto trascorrere l’infanzia dicendo che la vita è bella e che comunque va vissuta e questo non ho mai smesso di pensarlo nemmeno ora che le mie dita tamburellano ininterrottamente sulla tastiera del nuovissimo Sony Vajo di Marco. Ma come è possibile fare marcia indietro se si entra in un vicolo che porta ad una strada errata? C’è la possibilità di tirarsi fuori da questo oceano di inquietudine senza provocare danni di alcun tipo, ne a te, ne alle persone che ti stanno vicino? Penso che porterò questo testo alla psicoterapeuta, magari lei riuscirà a spiegarmi i motivi per cui, a volte (e lo so che un po’ lo fanno tutti) il lunedì mattina mi barricherei sotto le coperte solo perchè solo lì, mi sento protetto e padrone della mia vita. Insomma penso di essere arrivato al punto…io voglio uscire, ma come faccio ad uscirne indenne?

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3 pensieri su “Parte di qualcosa che non amo…

  1. MadMark

    Per come si è evoluta la società sino ad oggi è necessario lavorare per vivere, c’è chi è fortunato e nasce figlio di un ricco possidente (c’è anhce chi il ricco possidente lo sposa), c’è chi riesce a fare un lavoro che gli piace e c’è chi come te fa un lavoro che non lo soddisfa. Poi c’è una grossa componente caratteriale che ti permette di adattarti al lavoro che fai anche se non ti piace. A te questa componente manca sicuramente, non è un rimprovero, ma non ti ho mai sentito soddisfatto dei tuoi impieghi. Sei culturalmente molto dotato, ma a quanto sembra oggi sembra servire a poco, tutto si piega alla commercializzazione, tutto si fa in base agli interessi economici e non in base a ciò che viene ritenuto “culturalmente elevato”. Secondo me dovresti solo imparare ad essere meno coinvolto emotivamente in quella parte di vita che dedichiamo al lavoro. I disagi, le incazzature, la gente maleducata, il capo idiota.. sono tutte cose che si affrontano con un certo grado di distacco. Il venerdì sera si stacca la spina e la si riattacca il lunedì. Crogiolarsi nell’angoscia e non risolvere niente o rigirarsi nei dubbi non serve a niente, devi trovare il modo di lasciare che il fattore lavoro trovi la giusta percentuale di occupazione nella tua esistenza. Magari affrontare le cose con un maggior ottimismo ti aiuterebbe.

    Ora non voglio essere egoista, ma non è sempre facile far fronte a questo tuo perenne stato.. il lavoro fa parte del quotidiano, io non sono un ricco possidente (purtroppo per te …e per me!).. quindi se c’è qualcosa da fare innanzitutto lavorare su se stessi, poi quando l’occasione si presenta.. trovare un lavoro che ci piace. Prendili come obiettivi da raggiungere con grinta..

  2. Francesca

    Pienamente d’accordo con Marcolino… Massi non credere che io mi alzi tutte le mattine zompettante e mi prepari allegramente per andare al lavoro, sono arrivata alle 12 ore di straordinario a settimana, però ci tocca e ti dico che sinceramente avrei fatto lo stesso se pure fossi stata la Paris Hilton de Monteverde o la Jackie Kennedy della Magliana come mi chiama il mio collega Michele… Vedo delle scempiaggini di persone perse e braccia rubate all’agricoltura che passano le loro giornate trastullandosi che VADO FIERA delle mie 10 ore di lavoro giornaliere e Massi dovresti comunque esserlo anche tu, perché non chiediamo niente a nessuno, non dipendiamo da nessuno e provvediamo al nostro autosostentamento. Delle volte ho dei sani moti di invidia per chi ha saputo scegliersi unioni fruttuose dal punto di vista di casa acquisita e non necessità di dover lavorare, ma durano veramente un secondo… il tempo di mettere la chiave nella toppa della porta della MIA casa e di concederle uno sguardo panoramico per capire che sto facendo la cosa giusta… E dovrebbe essere lo stesso anche per te tesoro mio… Pensa che tutto quel che hai è frutto del tuo (vostro…vabbè pure Marco) lavoro e vanne orgoglioso!

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