Rainy feelings…

I’ ve got some difficulties in understanding why I feel like this. I do everything I can to improve myself, I think million different  solutions to change my situation. I always thought we give a shape to our life by our choices and then God (call fate, destiny or whatever other word comes to your mind) send you things, opportunities, persons, love, hate…everything necessary to support your life. I probably made a mistake with this thought. You can be strong, trying everyday to love yourself, trying to keep the smile on your mouth; you are sure this is the only way to survive, to live. But then nothing happens, and you are compelled to change your state of mind. You don’t want to be sad, you fight to avoid that this could happen… but in the end this just happen. You can’t fight against life and against your destiny…whatever it will be. I know for sure I’ll never kill myself, only because of my low courage, but sometimes I think that death could be the missing point. In a life in which you look yourself in a mirror and you hate you. You are in a situation in which you’re losing  yourself everyday a bit more (perhaps you’re just off, but you’re convinced to be alive). I’m tired, I think I need a snatch in my life, but it’s like dying. I’m not able to hurt other people, nor myself. This is why I live like this, in a life that is not life, some kind of mid-life in which I can’t shine. I think that every people find a way to shine. I’m a black hole that blow everything (in a physical sense the same) that would love being useful in some way, but still can’t…

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Niccolò Ammaniti – Come Dio comanda

Niccolò Ammaniti - Come Dio Comanda
Niccolò Ammaniti - Come Dio Comanda

Se dovessi paragonare Niccolò Ammaniti ad uno scrittore direi che somiglia molto a Caravaggio; perchè di nero nei suoi romanzi (così come nei quadri del pittore) ce n’è molto e anche l’elemento popolare non manca. Dalle prime pagine si respira un libro fatto di sentimenti negativi (pena nei confronti della situazione indigente dei protagonisti, un rapporto padreà-figlio violento, ma sincero, e una violenza che si respira nella maggior parte dei romanzi di Ammaniti [Ti prendo e ti porto via, Branchie, Io non ho paura e la raccolta di racconti Fango]. La tecnica scrittoria mi sconvolge ogni volta in modo nuovo le pagine scorrono via facilmente e riesci difficilmente a staccarti dalle situazioni descritte. Ma i sentimenti negativi prevalgono o no? Ho visto oscurità in questo libro ma anche molta luce; a volte ho quasi l’impressione che il binomio sincerità-violenza sia preferibile ad un altro perbenismo-buonismo che in questo romanzo si contrappongono molto. Grande stile e grande libro da leggere, consigliato.

Allegoria di una maschera

L’imperativo della vita moderna, più di qualunque valore, dei soldi, della bella vita è uno solo: la ricerca della felicità. C’è anche un film intitolato in questo modo, che sinceramente non ho visto. Per me è una maschera. Si beh, in questo momento per me essere felice rappresenterebbe soltanto il gesto di poggiare una maschera con il sorriso sul proprio viso, mostrando a tutti una gioia ed un sorriso che sono capaci di dissolversi ad una qualsiasi sollecitazione esterna. Perchè la società moderna ci impone di queste maschere? Quella della brava persona ad esempio, quando secondo me, ognuno di noi ha qualche scheletro nell’armadio a volte difficile da tirar fuori. Quella dei moralisti, che così spesso predicano bene e razzolano male, pluriadulteri in segreto che non sanno trasmettere alcun valore ai figli. Quella della mangiatrice di uomini, solo perchè in questo mondo bisogna mostrare a tutti i costi che pur essendo un’anima sensibile uomini o donne non importa, dobbiamo essere forti, aggressivi, cattivi e privi di amore e di buoni sentimenti, tutto ciò per la semplice sopravvivenza. Il mondo è una jungla, una persona che non frequento più mi ha detto, ed è tutta questione di superiorità genetica, il più forte vince. E se io non volessi indossare nessuna di queste maschere? Essere me stesso fino in fondo, nel bene e nel male, senza dover fare i conti con quello che la società, la chiesa o il tuo datore di lavoro ti vogliono imporre. Essere il diamante grezzo di se stesso, mostrandosi con le proprie imperfezioni e brillando dei propri pregi. Via le maschere, gettatele in aria o bruciatele, riponetele come se fossero qualcosa di cui vergognarsi, non bisogna essere forti o belli o ricchi o pieni di uomini/donne a tutti i costi. Essere se stessi, ognuno a modo diverso, questo paga, a lungo tempo, ma paga.

The starry sky

Down on the grass,
my eyes open wide,
looking at the starry sky,
loosing my essence in far memories,
a cloud of past actions
moves fast like a veil on my mind.

The scenes go on and on,
without a moment of stop;
even if the sky is completely covered of a carpet of star,
My distance is deeper and deeper
From cruel reality,
trying to select only the best memories of my life.

Nothing concerning injuries or pain
Only love, friendship, family, nothing insane.

For a few seconds my eyes come back to the conscious life,
to see a rain of diamonds; the stars are falling down ‘cause
they don’t want to make myself happy, changing them in this silent
shiny fall of light all over me.

I want to stay like this forever.

Libero

Steso sulla barella di un ospedale, sotto i miei occhi, nonostante la mia assenza continua, totale, quasi un sonno di morte ho una percezione lievissima del neon delle lampade dell’ospedale in cui sono in degenza. Ogni tanto sento solo una bomba nelle orecchie, un fragore infinito che mi rimbomba nell’animo: “libero!”

Un dolore appena accennato si percepisce nella zona del costato e ancora il grido, stavolta meno lontano, meno sussurrato: “libero!”

Un turbinio di colori e sensazioni, il mio corpo non è che vortice di colori, di senzazioni di vitaed è così strettamente legato a quel piccolo dolore che mi tiene al di qua; l’urlo si avvicina è ancora più scandito: “libero!”.

Il dolore al costato è qualcosa in più  passa a quello di un ustione, che dolorosa è, ma generosa allo stesso tempo, perchè alla vita ti sta riportando; “Libero!”

Apro gli occhi da un torpore strano e risento la vita in me, vedo i segni rossi del defibrillatore e e capisco, sono libero, sono tornato sono di nuovo qui, le mie funzioni si rifaseranno e tutto sarà più bello, migliore, rispetto a quella sensazione di gabbia che si ha durante una lunga malattia.

Ed eccomi qua, vivo e libero! Io, che con i denti creerò una nuova strada, pieno di coraggio e di speranza!

Illusions perdues (a small candle losing her light deep inside me)

Cosa mi da speranza ultimamente? Cosa c’è in me che mi da la forza di andare avanti? E’ veramente difficile in questi giorni tra la crisi galoppante, le mie condizioni di lavoro, maltempo e chi più ne ha più ne metta, non rimanere sotto le coperte la mattina.

Ho l’energia di un bradipo, ho un senso di debolezza che mi pesa sopra le mie sopracciglie…eppure tutte le persone che sento mi dicono di reagire, di andare avanti, di essere ottimista.

Ogni essere umano ha un sogno nascosto, il mio è grande, ma sta perdendo volume, come una candela che sta perdendo luce perchè intorno non ha ossigeno. E’ qualche tempo che ci rimuggino sopra, il mio sogno sarebbe di aprire un centro di cultura omosessuale, che non soffre come il Mario Mieli per i pochi fondi ricevuti, se non dalla generosità da chi lo sostiene, come puo’.

Vorrei tanto vincere un superenalotto miliardario per fare del bene senza dover chiedere a nessuno. Vorrei aprire una biblioteca che contiene solo libri di cultura gay (scelti dal sottoscritto, con la collaborazione di una persona che impazzirebbe per questo tipo di lavoro…chi legge sa!) ed una specie di casa famiglia dove tutti i giovani omosessuali emarginati dall’ignoranza dei genitori e dell’ambiente in cui vivono possano trovare la pace, quella che con tanta fatica ci sudiamo tutti i giorni e che troppo spesso ci viene negata.

Mi vedo spessissimo riflesso in uno specchio, il mio corpo non è altro che un ombra oscura che proprio all’altezza del cuore ha questa piccola candela, la cui luce tremula traballa continuamente, sempre più sollecitata da tutto ciò che mi succede tutti i giorni, e non c’è possibilità di riposo, di trovare un modo per farla ardere nuovamente…ci vorrebbe così poco.

Non trovo consolazione, non c’è nulla che riesca a darmi un po’ di serenità. Ma tengo duro e spero di farcela.

Soffocare

Essere liberi, ma avere le catene ai piedi,

Esprimere se stessi, mai completamente.

Essere braccato come un animale da sbranare,

Sentire ogni giorno le ali tagliate e vedere il sangue scorrere.

Cosa conduce alla libertà? Cosa porta ad esprimere liberamente

le proprie necessità senza far danno agli altri?

Ma soprattutto come fare a non danneggiarsi quando gli altri hanno

pretese assurde?

Voglio la mia libertà, mi manca, troppe catene, troppi impedimenti,

troppo dolore accumulato…

Troppo aver assecondato i voleri altrui, mai i miei, per compiacimento,

per sentirsi dire bravo…

Ma io riuscirò mai un giorno a dirmi bravo perchè soddisfatto di ciò che

ho fatto dopo che io l’ho voluto in totale libertà?